domenica 3 dicembre 2017

I "turisti" invernali.

Quando il buon giorno si vede dal mattino!
Esco alle 7:30 per prendere il pane fresco, salgo i gradini del ponticello di fronte a casa e sopra di me vedo un bellissimo stormo di gru in formazione che si dirigono verso le Valli e il Mezzano.
Eccoli i nostri "turisti" invernali: vengono dalla Scandinavia, dalla Russia, dalle zone più fredde del nord e alcuni solo di passaggi, altri proprio per svernare arrivano nel Parco del Delta del Po, una delle  fondamentali stazioni di sosta di questi uccelli che volando per migliaia di chilometri necessitano di zone incontaminate come le nostre per rifocillarsi e ripartire.
A noi il cibo non manca, ma di emozioni come queste si dovrebbe essere sempre affamati?
Riccarrdo

lunedì 27 novembre 2017

NO LIMIT

Ero un bambino quando Patrick de Gayardon si lanciava dagli aerei con la prima tuta alare, simbolo di tutti quegli atleti sponsorizzati dalla SECTOR che per slogan aveva NO LIMIT.

Erano gli anni '80 e l'obiettivo era superare ogni limite e lo sport, come sempre ne era una metafora: il muro di Berlino, gli anni '90 e la globalizzazione molto sinteticamente hanno poi tracciato la parabola.

Quel NO LIMIT è ancora li: ora si chiama Red bull ti mette le ali o Coca zero o altri infiniti "bisogni" cose che ci circondano.

Ma oggi abbiamo più consapevolezza e volenti o nolenti tocchiamo sulla nostra pelle gli effetti dei nostri comportamenti: l'acqua è diventata l'oro blu, i miei amici di Bolzano hanno dovuto installare l'aria condizionata e frequentando i ghiacciai vedo quello della Marmolada scomparire anno dopo anno.
E' vero, il global warming rende la mia stagione turistica più lunga ed io dovrei esserne contento, ma sono sicuro che la pagherò in altra maniera.

Negli anni '80 era NO LIMIT, oggi dopo quasi 40 anni (porca boia mi sento vecchio) sappiamo dov'è il limite, ma cambiare le nostre abitudini a favore di una rinuncia è difficile e troviamo sempre una scusa per abbuonarci il misfatto, come quando si comincia ad andare in palestra il lunedì ed oggi è già martedì. Ed ammeterlo a noi stessi è ancora più difficile.

Abbiamo bisogno di cercare i limiti, di sentirli e di farli nostri ed anche Patrick de Gayardon come tutti gli altri atleti dell'estremo basano le proprie gesta sulla consapevolezza e sulla ricerca.

Chiudo citando una sua frase:

"Dedico la mia vita allo studio per migliorare la sicurezza di tutti, per capire, in sintonia con la natura, quali sono i limiti dell'uomo. Per conoscerli e superarli."

Condividi questo post per sensibilizzare te stesso e le persone che ami.
Riccardo

Ps: per comprendere meglio approfondisci su



sabato 10 dicembre 2016

Paesaggio

A inizio novembre siamo stati in vacanza a Lanzarote, isola stupenda battuta energicamente dagli alisei, dall'atlantico e dal sole sahariano, un'energia che si percepisce viaggiando nel paesaggio.
Si, letteralmente nel paesaggio, perché Cesar Manrique, architetto di fama internazionale originario di questo scoglio vulcanico, tornato in patria dopo aver conquistato il mondo è riuscito a far approvare dal governo locale una legge che vieta l'installazione di cartelli pubblicitari sulle strade.
Quindi l'immagine è questa: sei in automobile, guidi e ammiri l'isola col suo paesaggio unico.
Non sei mai disturbato dal bombardamento commerciale del "A 5 minuti..." o "Offerta del giorno!" e l'attenzione è rivolta esclusivamente alle linee della campagna, alle curve delle colline, ai colori della costa...... Meraviglioso!!!

E allora mi sono chiesto se anche dalle mie parti ci sono delle strade "pure" e la risposta è si.
L'argine Agosta, una striscia d'asfalto di 15 km che cuce la bonifica a ciò che rimane delle Valli di Comacchio, e buona parte del Delta del Po oltre il Po di Goro regalano le stesse profonde emozioni che solo la purezza del Paesaggio ci può donare.
Riccardo    


sabato 1 agosto 2015

Li in quel momento.
Sveglia alle 5:50 e alle 6:00 sono già sulla bicicletta.
Sto ancora dormendo, di solito comincio a riprendere coscienza dopo 4/5 km. Mi piace svegliarmi sulla bicicletta con la luce tenue dell’alba, l’aria sul viso, le nuvole del mattino. Anche gli uccellini sono più tranquilli a quell’ora.
Pedalo tra i rettilinei della bonifica: campagna, tanto frumento alto, i mozziconi gialli del grano già tagliato e ora è la stagione della raccolta dei pomodori.
Sulle strade ci sono solo contadini su furgoncini e qualche camion stracarico che ad ogni curva a 90 gradi perde il condimento nazionale macchiando di sangue rosso vegano l’asfalto.
Pedalo, sono ormai caldo ma, evidentemente, non abbastanza vigile: prendo una buca o non so che altro e la ruota dietro va a terra.
Torno indietro qualche metro per fermarmi in un posto sicuro.
Sgancio le scarpette, tolgo i guanti e mi trasformo in meccanico Ferrari: da sotto la sella prendo i cavacopertoni, la camera d’aria nuova e la bombola di aria compressa.
Con calma smonto e rimonto una parte della mia propaggine meccanica, passeranno 15 minuti.
Decido di tornare verso casa perché non voglio arrivare tardi al lavoro, poi comincia anche a piovigginare (finalmente).
Pedalo tranquillo per un paio di km e da sotto la sella un altro colpo, un’altra buca e un altro buco nella mia ruota.
Camere d’aria non ne ho più.
Allora cammino, provo anche a correre, ma con le scarpette di plastica dura non è proprio comodo e riprendo a camminare.
Nel silenzio della campagna sembra che ci sia Fred Astaire in pellegrinaggio.
Faccio circa 2 km prima che passi un furgoncino: tiro fuori il mio pollicione per chiedergli un passaggio, ma lui accelera.
Dopo altri 2 km passa un altro furgoncino che stavolta si ferma.
E’ un ragazzo di Vicenza che lavora nelle nostre campagne e sta andando a sistemare un irrigatore.
Gentilmente mi porta fino al primo ponte di Comacchio risparmiandomi gli ultimi 2 km di scomoda passeggiata plastica.
Quindi: che sfortuna ho bucato 2 volte, ho camminato con delle scarpe scomode, ho perso tempo…
Oppure: non era proprio il programma che avevo in mente, ma bello essere li in quel momento.
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?




sabato 25 aprile 2015

C’è sempre una prima volta.


Era d’inverno, avevo poco più di vent’anni e sulla testa avevo un bel casco in kevlar infiocchettato da un paio di occhialoni della Scott, giubbotto con spalliere e gomitiere in policarbonato, pettorina, guanti e stivali di cuoio.
Ero a cavallo della mia Yamaha TT600, una moto che ogni volta che l’accendi rischi di vederti tua rotula schizzare come una cometa e che da un unico tubo di scarico emette dei colpi pieni e bassi da sembrare il cuore di un orso.
Al posto di passare il pomeriggio sui libri, come al solito ero a derapare sulle spiagge deserte dei nostri lidi: a saltare sui bunker tedeschi a Porto Garibaldi, a piallare le dune di Lido degli Scacchi e a tracciare la pineta tra Lido delle Nazioni e Lido di Volano, quando ad un tratto…
Fermo, immobile davanti a me, due occhi dolci mi fissano.
Inchiodo, appoggio il piede destro, con calma cerco la folle, lascio la leva della frizione e appoggio anche il piede sinistro, ma subito scappa.
Io rimango immobile.
Davanti a me c'era un grande daino.
Già avevo sentito parlare di Parco del Delta, ma non mi era mai capitato di trovarmici faccia a faccia.
Ancora immobile, respirando profondamente e riprendendo fiato dopo aver fermato i miei 40 cavalli d’acciaio mi sono detto che li, in mezzo al bosco, uno di noi due era di troppo. E quello ero io.
Forse quella è stata la prima volta che ho sentito il bisogno di rispettare la Natura.
A distanza di quasi altri vent’anni c’é stata un’altra prima volta.
La mia prima serata con gli inanellatori.
Pietro e Aline, svizzeri, gestori di un’oasi naturalistica nel Ticino, persone schiette e affabili con un'energia e un sorriso invidiabili.
 Adriano e Laura, i titolari di un progetto di ricerca sugli uccelli della Salina di Comacchio, lui romagnolo, lei marchigiana, che hanno gentilmente e generosamente ospitato Pietro, Aline e il sottoscritto per una serata di cattura delle sterne.
Ritrovo al tramonto, cordiali strette di mano e subito a darci del tu. Pietro e Adriano parlano di uccelli in latino, di maglie di rete, di semi di girasole che sono una droga, di paesi lontani come il Sud Africa e la Namibia.
Io, Laura e Aline guardiamo con il cannocchiale lo spettacolo davanti a noi: fenicotteri, sterne, limicoli, centinaia di uccelli che cominciano a volare sulle nostre teste innescati dalla luce rossa del tramonto che si riflette sull'acqua.
E' una bella serata, ma con il vento sbagliato. L'indomani le previsioni dicono pioggia e il vento soffia da terra, il peggiore per la cattura degli uccelli.
Purtroppo il bollettino finale segna uno zero, nemmeno uno (non è che sono io che ho portato sfortuna???).
Anche se non c'è stata alcuna cattura l'esperienza è stata meravigliosa e spero non sia l'ultima.
Grazie ancora a Pietro, Aline, Adriano e Laura per l'opportunità e l'ospitalità.
C'è solo un punto dolente di questa bella serata in amicizia: Adriano e Laura non bevono vino;-))))
Riccardo







domenica 15 marzo 2015

Un giorno importante.

Buongiorno,
mentre preparavo la colazione mi è venuto in mente un ospite, un olandese che aveva prenotato solo una notte per spezzare il viaggio verso sud.
In verità era una coppia che non arrivava ai sett'anni e che insieme, mi ha raccontato lui, avevono avuto mille avventure e fatto mille viaggi intorno al mondo: arei, grandi crociere, africa, asia, paesi esotici.
Ma pochi giorni fa erano qui a Comacchio con il loro furgoncino e con altre 4 ruote: quelle del piccolo carrellino che aiutava la signora a reggersi sulle gambe.
Viso pallido, sorriso affaticato, occhio sveglio e sopratutto molto cordiale.
Li aiuto con le valige accompagnandoli in camera e li invito a scendere per un caffè.
Dopo qualche minuto arriva solo lui, beve un bicchier d'acqua e tra qualche consiglio per i ristoranti e le formalità dei documenti mi racconta che questo è l'ultimo loro viaggio insieme.
Un colpo mi scoute da dentro ma devo incassarlo resistendo all'emozione, chiudo le porte per non far uscir nulla di quelle sensazioni e dopo un sorriso di cortesia e un sospiro continuo con la spiegazione di Comacchio davanti alla cartina turistica.
Lui trasuda tutte le sue emozioni, il bicchier d'acqua è bello e che andato, ma ... grazie.
Grazie di essere qui, grazie di aver scelto Comacchio e Al Ponticello per trascorrere anche solo un giorno di quei pochi che vi sono rimasti insieme.
Lui torna su dalla moglie. 

Riccardo

martedì 3 marzo 2015

Senza o con?

Noi siamo la generazione del SENZA: senza valori, senza famiglia, senza ideali, senza partito.....
Se dovessi star a sentire i media, il consumismo e la crisi ci avrebbero prima prosciugato culturalmente e poi ridotto a un mosaico di piccoli tasselli luminescenti formati dai nostri smartphone.

L'altra sera ascoltavo Jovanotti (per me che l'ho visto 27 anni fa al J&J disco di Lido Scacchi é Jovanotti e non Lorenzo) che diceva che la sua parola del momento é CON.
Non solo per andare contro corrente (sai, noi giovani....), ma soprattutto perchè la ricchezza è importante. E non sto parlando di ricchezza economica, ma di ricchezza fatta di emozioni ed azioni: con-sapevolezza, con-divisione, con-oscienza, con-versazione....

Buona notte
Riccardo